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La solitudine e il fascino dei campi abbandonati

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Between their lines, my vulnerabilities felt safe 
(M. Sharapova)

campo s. m. [lat. campus «campagna, pianura» poi «campo di esercitazioni, campo di battaglia»]. – Termine che ha assunto (per evoluzione dai sign. principali che già aveva nella lingua d’origine) notevole varietà di accezioni e di usi, rimanendo però sempre legato alla sua accezione fondamentale, e cioè: spazio libero, contenuto entro limiti concretamente o idealmente determinati e con caratteristiche proprie. (...) 3. a. Spazio scoperto e in genere piano, circoscritto per un uso determinato, variabile per forma e dimensioni: c. sportivo (o semplicem. campo), terreno opportunamente predisposto secondo le norme dei regolamenti, in cui si svolgono le gare e gli incontri dei vari sport (...). www.treccani.it 

Ventitré e settantasette per dieci e novantasette.

Si svolge tutto in una geometria di rettangoli inscritti in altri rettangoli, teatri di migliaia di partite, custodi dei gesti bianchi, memoria muta di traiettorie e di v…

Aurora, la tennista “splendente” del Tennis le Querce.

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L’anno scorso, nel campo di fianco a quello in cui giocavo, si allenava a ritmo di musica. La tennista 19enne di Lonate Pozzolo (Va) rilascia la sua prima intervista a Tennisollywood e ha le idee chiare: “Mi chiamo Aurora Urso, ho 19 anni e gioco a tennis".
Da sempre appassionata di sport, dal basket al calcio, ha iniziato a giocare a tennis all’età di 9 anni, ispirata da una partita di Nadal vista in TV. A livello under 16 ha girato l’Europa partecipando a tornei ETA (European Tennis Association), cercando di conciliare il tempo dedicato allo sport con quello per lo studio e trovandosi in più di un’occasione vicina alla decisione di abbandonare l’attività agonistica. Tra le esperienze più belle ne ricorda una in un torneo in Olanda, nel 2018, in compagnia di un’altra giovane tennista. L’anno scorso, terminati gli studi, ha deciso di dedicarsi completamente al tennis, nonostante un infortunio al ginocchio che l’ha tenuta ferma per 4 mesi. Da oltre un anno si allena al Tennis Le Qu…

La nuova identità di Tennisollywood

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Nasce dalla matita di Mario Giordano il nuovo logo di TENNISOLLYWOOD.

Ispirato alle grafiche geometriche ed essenziali dei manifesti degli anni Settanta. La T e la O sono state reinterpretate con cromie dal sapore vintage, in un'originale sintesi simbolica del tennis più spettacolare: l'incrocio delle righe "spazzolato" dal rimbalzo della palla. 

Il maggiore Wingfield e tutto quello che ci manca davvero del gioco più bello del mondo.

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Quando le ancelle e lei stessa si furono saziate di cibo, 
gettati via i veli dal capo giocarono a palla.
Iniziò il gioco Nausicaa, dalle candide braccia.
(Hom., Od., VI, 95-100)




Il Maggiore Walter Clopton Wingfield (1833-1912), che riposa oggi al Kensal Green Cemetery di Londra (ispirato al parigino Père-Lachaise), non si definì come l'inventore del gioco, ma fu colui che per primo ebbe l'intuizione di renderlo portatile e di diffonderne l'adozione, brevettando una versione "in scatola" acquistabile al costo di lancio di 5 guinee.The game of Sphairistike or Lawn Tennis, pubblicato dal 1874 in 5 edizioni, era il libretto di istruzioni che accompagnava il kit contenente la rete, i paletti, le mazze (bats, il termine racchetta fu introdotto dopo), palline, un martello e il pennello per tracciare le righe.
Era il 1874, l'aristocrazia britannica (e non solo) aveva il suo nuovo gioco da esterno che presto avrebbe soppiantato il croquet nella scala delle preferenze. I…

Alice Pennefather, la "Grand Old Lady dello sport" sui 20 dollari del bicentenario di Singapore

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Nella mia costante ricerca di segni e tracce di tennis ho recentemente recuperato i 20 dollari di Singapore, emessi in occasione del bicentenario della fondazione della città-stato.

Sul retro della banconota sono raffigurati personaggi della storia di Singapore, fra i quali Alice Pennefather, che ho scoperto essere pioniera dello sport femminile e soprannominata Grand Old Lady dello sport a Singapore: campionessa sopratutto di badminton, praticò anche l'hockey su prato e il netball per il Girl's Sport Club e, appunto, il tennis conquistando nel 1936 il titolo di singolare femminile di Singapore e riconfermandosi fino al 1938.

Alice Edith Wilhemina Patterson, di discendenze scozzesi e giapponesi, nacque nel 1903 a Singapore e sposò Lancelot Maurice Pennefather nel 1919 che fu anche il suo allenatore. Ebbero due figli, Ashton e Percy che fu membro della squadra di hockey su prato alle Olimpiadi di Melbourne nel 1956.

Alice morì a Singapore all'età di 83 anni e fu introdotta …

Thomas Emmrich, il campione al di là del muro

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I muri dividono, reprimono e soffocano i sogni, le idee e le passioni degli uomini. 
La storia di Thomas Emmrich (Berlino, 21 luglio 1953) l'ho scoperta a 30 anni dalla caduta del muro di Berlino, cercando campioni di tennis della Germania dell'Est. La DDR però supportava solo gli sport olimpici - di cui il tennis non faceva parte (fu escluso dai Giochi dal 1928 fino al 1988, salvo una piccola parentesi nel 1968 a Città del Messico) - per ostentare medaglie a soli scopi propagandistici e a danno della salute degli atleti, considerati di proprietà dello Stato e dopati nell'ambito di un programma denominato 14.25. Inoltre, rispetto ad altri paesi del blocco dell'Est, la DDR non consentiva ai tennisti di recarsi all'estero per partecipare ai tornei ATP.


Emmrich dunque non ebbe mai la possibilità di abbandonare il Paese, un sogno condiviso agli inizi degli anni Settanta con Martina Navratilova con la quale ebbe una relazione, prima che lei disertasse chiedendo asilo a…

RF Tennis Blog ospita Tennisollywood che parla di Federer

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RF Tennis, il blog dedicato al tennis numero 1 in Italia nel 2017 (secondo la classifica Blog dell'anno) ospita oggi un articolo di Tennisollywood dedicato al ritorno di Federer sulla terra e alla reiterazione dell'attesa. Leggi su RF Tennis l'articolo completo.

Thirty30 Tennis - Un sistema di punteggio alternativo

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Negli ultimi anni si è discusso e sperimentato molto per trovare dei sistemi di punteggio in grado di mantenere il fascino del tennis tradizionale, ma allo stesso tempo di rendere i match più rapidi ed emozionanti. Come sempre, quando si parla di innovazione, c'è chi accoglie con entusiasmo i cambiamenti, chi da subito si dice contrario e chi, come me, si prende un po' più di tempo per valutare le cose e testarle. Ecco il mio punto di vista sul Thirty30 Tennis, dopo averlo provato durante un match.

Se state cercando un sistema di punteggio in grado di rendere i vostri match più intensi, il Thirty30 Tennis sicuramente vi può interessare. E' tutto uguale al sistema di punteggio tradizionale, salvo qualche dettaglio di cui vi parlerò a breve, ma tutti i game partono da 30-30 (come si intuisce dal nome) anziché da 0-0. Apparentemente cambia poco, di fatto a livello mentale cambia tutto perché partendo da questa situazione bastano due punti consecutivi per vincere il game e all…

Un esercizio per aumentare l'efficacia della fase di attacco

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Tennis Attack Attitude and Performance Index (TAAPI)

Calcola il tuo indice TAAPI
Che cos’è
Il TAAPI è un indice che serve per valutare l’efficacia della fase di attacco di un giocatore in relazione alla consistenza della fase di impostazione, nell’ambito di una simulazione di gioco. 
Obiettivo
L’obiettivo dell’esercizio è aumentare la consapevolezza del giocatore rispetto al peso degli errori che commette in una situazione in cui gli viene chiesto di completare un certo numero di attacchi da stabilire all'inizio (ad esempio 10).

Come si svolge l’esercizio
- Si svolge a palla viva, partendo con 4 colpi interlocutori (es. 2 diagonali di dritto e 2 di rovescio) dopo i quali un giocatore "accorcia" per dare la possibilità all'altro (che svolge l'esercizio) di attaccare.

- Il giocatore che attacca dovrà valutare l’esito del suo attacco e conteggiare il numero di attacchi falliti sul totale dei tentativi. Quando durante la fase di palleggio interlocutoria il giocatore …

5 punti fondamentali della filosofia del tennis quotidiano

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Ci sono 5 punti che ben rappresentano il mio ultimo anno e mezzo di tennis e che costituiscono quella che mi piace chiamare filosofia del tennis quotidiano, ovvero il mio personale approccio alla vita in campo e fuori, frutto di letture, di conversazioni con lo staff e gli amici del Tennislequerce e di tante partite e sessioni di allenamento.
Tutto ciò che scrivo ha valore e funziona per me, non intende certo essere una ricetta universale.
Sarò però felice se, tra i miei pochi lettori, qualcuno si riconoscerà in alcuni di questi punti e magari vorrà aggiungere un commento o un suggerimento.

1 - Consapevolezza
Per anni ho giocato con l'ossessione di chiudere i punti, facendo cose a volte senza logica e soprattutto fuori dal mio bagaglio tecnico. Un dispendio di energie inutile, provocato da uno stato di tensione muscolare e mentale incompatibili con la fluidità del gioco e del pensiero. Quest'anno ho capito che senza consapevolezza non è possibile chiudere nessun punto.

Ed è pr…

Sull'armonia e il valore del momento

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La seguente riflessione nasce da una conversazione con @Filippolequerce del tennis Club Le Querce (www.tennislequerce.it) e dalla condivisione dello spezzone tratto dal film "La profezia dell'armadillo" di Emanuele Scaringi, con la partecipazione straordinaria di Adriano Panatta.
Sono cresciuto col senso del "dovere", che sicuramente mi ha aiutato a fortificare il rispetto per le regole e il senso della disciplina e ad avere un approccio metodologico e rigido alle cose. Probabilmente mi ha rovinato in tanti altri aspetti, impedendomi a volte di trovare l'armonia e il giusto divertimento nelle cose. 
Nessun rimpianto, questa è solo una constatazione. 
Il tennista non deve attribuire giudizi eccessivamente positivi o eccessivamente negativi a ciò che accade. Se la pallina va in rete, è sufficiente constatare che la pallina è andata in rete. Ci si può arrabbiare, ma non serve a niente, si può continuare a pensare alle cause che hanno mandato la pallina in rete…

Sulla consapevolezza nel tennis e sulla voglia di vincere

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La consapevolezza nel tennis è fondamentale. Consapevolezza, durante la partita, di quello che fai, di quello che sta facendo il tuo avversario e di cosa sta succedendo in campo. Dopo aver letto Winning Ugly di Brad Gilbert (ex top ten e allenatore di Agassi e Murray) mi sono convinto ancora di più che risiede proprio nella consapevolezza la chiave della vittoria. Il mio percorso per comprendere tutto questo è cominciato un anno fa (nel 2017), quando il mio tennis ha incrociato un nuovo circolo (Tennis Le Querce) dove ho trovato persone sensibili con uno spirito e un approccio per me nuovi, che hanno riacceso il vero motore che c'è in me, quello del gusto della competizione e del gusto di giocare per vincere. Perché, ammettiamolo, quest'ipocrisia che "è bello partecipare" serve solo a spuntare le ambizioni di chi si approccia al gioco. Badate però che voler vincere non significa non saper accettare la sconfitta, bensì saperla includere nel percorso di continuo miglior…

Il tennis e una suggestiva sequenza di numeri

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Ci siamo. La breve stagione di tennis sull'erba è iniziata. Per i più tradizionalisti questo è il momento dell'anno in cui si gioca il vero tennis. Perché è su questa superficie che si cominciò a giocare a fine Ottocento quando il maggiore Wingfield codificò le regole del gioco da lui inizialmente chiamato Spharistiké ("il gioco della palla", dal greco).

A dire il vero oggi la maggior parte dei campi del circuito professionistico e anche quelli dei club amatoriali (eccezion fatta per i campi inglesi) non sono in erba, difficile da manutenere. Ed è anche vero che, per quanto se ne dica, il tennis non ha nulla a che fare con la superficie su cui si gioca. Mi fanno sempre sorridere le discussioni sulle superfici. Sopratutto a livello di club. Chi gioca sa che bisogna adattarsi ad ogni situazione e che non ha senso imputare alla superficie o ad altri elementi esterni l'efficacia del proprio gioco. Ognuno è responsabile del proprio gioco, indipendentemente da tutto e a…

Belle of Lincoln - Straight Whiskey from Lynchburg Tennesse

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È il 9 maggio 1989 quando l'impiegato delle poste di Lynchburg, Tennessee, imprime il timbro postale sui quattro francobolli di una busta destinata a Ernesto Milani a Gallarate, Varese. Qualche giorno dopo la busta arriva a destinazione. In Italia è primavera inoltrata, è l'anno dell'Inter dei record, quella di Aldo Serena capocannoniere grazie ai cross dell'ultimo vero terzino sinistro nerazzurro, Andreas Brehme.

All'epoca il figlio di Ernesto non aveva ancora compiuto 9 anni, ma già era incuriosito da quel padre collezionista di tracce di passato, storico dell'emigrazione e ricercatore per passione. Già da qualche mese aveva coinvolto il figlio a collezionare etichette di bottiglie. Ogni collezione, a suo modo, è curiosa. Ma fin da piccolo il figlio aveva capito che collezionare significa andare in cerca delle storie di persone, aziende o nazioni legate agli oggetti raccolti. Del resto gli oggetti non sono altro che una componente di una narrazione in cui so…

La legge del tennis è uguale per tutti

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Che tu possa incontrare
il trionfo e il disastro
e fronteggiare quei due impostori
nello stesso modo."
R. Kipling -  Centre Court, Wimbledon
E' un lunedì mattina di primavera. Treno delle 7.18. Inizia un'altra settimana lavorativa. Solite cose, controlli la posta, guardi i titoli delle notizie. Sembra un lunedì come tanti.
sms: "Dave, che ne dici di venire con me a Wimbledon il 25 giugno?".
Penso ad uno scherzo di un caro amico che conosce la mia passione per il tennis e per quel torneo. E invece è vero. Ha vinto 2 biglietti al ballot per mercoledì 25 giugno. Mi sta invitando a Wimbledon.
In passato sono stato al Masters 1000 di Cincinnati, a vedere il divino Federer. Ma qui si sta parlando dei Championships, della quintessenza del tennis. Del torneo che ha consacrato Borg, McEnroe, Sampras nell'era moderna di questo sport e decine di altri campioni del passato tra cui il leggendario William Renshaw. Stento a crederci. Riorganizzo le idee, pianifico la trasferta e m…

Guida (pratica) al cimitero di Père Lachaise.

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Iris, la divina messaggera di Era e Zeus, veniva rappresentata nell'antica Grecia come una fanciulla veloce come il vento e dalle ali screziate. Portava ordini e messaggi dall'Olimpo sulla terra e si dice che tracciasse una scia di sette colori nel cielo: l'arcobaleno. 


... Κατά τον δαίμονα εαυτού...
A maggio gli iris fioriscono tra le tombe, colorando di celeste un'atmosfera fatta di alberi che sovrastano i viali lastricati. Le lapidi e le cappelle funebri, ricoperte di muschi, arrugginite e storte dal tempo sono tanto vicine da comporre un unico organismo crepuscolare e romantico che ti accoglie sussurrando e ti guida nel ventre dei sogni nel cimitero di Père Lachiase a Parigi.
Entri guardando la cartina per individuare le tombe di Chopin, Balzac, Lafontaine, Géricault... Entri pensando di visitare un cimitero monumentale. Ma poi ti accorgi che Père Lachaise non è altro che un luogo di riflessione. Un luogo dove grandi personaggi sono in mezzo a persone comuni. Dove in…

Il record palindromico e la vertigine dissacrante della rimozione del limite.

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616. Lo leggi da sinistra a destra e viceversa. Un numero palindromo, che ora indica la misura del nuovo record del mondo di salto in alto raggiunto dal francese Reanud Lavillenie.


Premetto che non so nulla di questo giovane atleta transalpino né mi interesso di atletica e nemmeno vado a cercarmi notizie sui libri dei record. Come al solito però queste occasioni mi portano a riflettere sul senso del primato legato al gesto sportivo e non solo. E penso come sempre al lavoro enorme di preparazione fisica e mentale che l'uomo investe per raggiungere un limite. Sia esso sportivo, scientifico o di qualsiasi altro ambito umano.
E cos'è questo limite se non il desiderio di uscire dalla media, di dimostrare che esso è sempre raggiungibile e superabile attraverso il lavoro, la dedizione e la determinazione. Il limite è solo un traguardo intermedio per quello che viene dopo. Un modo per esplorare altro durante il raggiungimento o anche il non raggiungimento dello stesso. Fu lo stesso Fe…

Zis rod finiss hiar

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"Zis rod finiss hiar". La pelle del volto spessa, i capelli arruffati, contrastano con il sorriso solare di quest'uomo in canottiera che si è alzato da tavola per dare indicazioni a questi due forestieri persi sulle pendici del monte Itamos, nel parco di Dragoudelis.
Si affaccia al finestrino appoggiandosi alla portiera con le braccia forti e le mani grosse, spiegandoci in un inglese simpaticamente approssimativo come tornare sulla strada giusta.

Siamo al centro della penisola di Sithonia, in Grecia, qui ci sono solo strade sterrate che segnano come le dita di una mano un paesaggio apparecchiato dagli dèi per stupire gli esploratori: un tappeto d'erba secca, talmente secca da sembrare quasi mai stata verde. Ulivi argentei e arbusti spinosi di ruggine a fare da corde vocali al vento, insieme a pietrisco e rocce che si contendono lo spazio con le radici in cerca d'acqua.

Il cielo è azzurro intenso, e il silenzio è ancora più azzurro; mentre il sole ti preme sul pe…

Una vita in piedi

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"Pronto, ciao zio, come stai?" - "Sto in piedi".
Lo zio Nani stava sempre in piedi. Si sedeva solo per mangiare o per intarsiare il legno, creando splendidi cofanetti portagioie, e per lavorare ai modellini delle navi. Come quello dell'Amerigo Vespucci o della Santa Maria. Oggetti di impressionante precisione artistica che regalava a tutti. Genovese, ma contrariamente a quello che si dice dei genovesi, un uomo di una generosità straordinaria, così come sua moglie, la mitica zia Antonietta.

"Due cani si litigano un osso. Uno è milanese, l'altro è di Genova. Il milanese alla fine si prende l'osso e tenendolo stretto fra i denti guarda l'altro soddisfatto. E quello, tranquillo, gli fa - Di dove sei ? - . - Mi sun de Milàn - risponde, facendo cadere l'osso per pronunciare la "a" aperta. Tosto il genovese si prende l'osso e ora è lui a guardare l'altro con aria di sfida. - E tu di dove sei? - . - Mi son de Zena - risponde a den…

In canoa in Canada, dentro l'adolescenza

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Remare per dieci ore al giorno; trasportare sulle spalle canoe e bagagli da un lago all'altro in mezzo a foreste di conifere; raccogliersi accanto al fuoco alla sera e raccontarsi storie dai rispettivi Paesi di origine; abbracciare con lo sguardo e la mente la via lattea, ascoltando i richiami misteriosi delle strolaghe. Respirare la natura e ascoltare se stessi. Spingere una canoa nell'acqua per raggiungere una meta segnata su una mappa. Una mappa di carta. Questo è quello che è accaduto in quindici giorni di canoa nel suggestivo comprensorio del lago Temagami (Ontario) in compagnia di altri undici giovani viaggiatori da tutto il mondo, nell'agosto del 1997.
Qualche anno prima, nel 1993, incoraggiato dai miei genitori decido di trascorrere delle vacanze “diverse” e mi avventuro in un “summer camp” nell'Ontario settentrionale. Camp Wabikon (White Flower nella lingua dei nativi) è una colonia estiva per ragazzi sulle sponde del lago Temagami (Deep Blue Water) fondata ne…