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L’importante è dare sempre il massimo e accettare poi quello che succede. Parola di Federica Bonsignori.

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Federica Bonsignori si appresta a colpire di dritto,  impugnando a mezzo manico la sua Spalding (primi anni Ottanta). Ha cominciato a praticare yoga nel 2011 per alleviare i mal di schiena di una carriera da top 50 - con best ranking 28 - e di anni a correre sui campi dietro a una pallina, a partire da quelli del Fleming di Roma e poi su quelli del Tennis Helios di Ostia Antica, sotto la guida di Massimo D’Adamo: “in quegli anni con le palline rivestite di lana, le racchette pesantissime in legno e i campi in inverno umidi e pieni di pozze, era dura…”. Classe 1967, romana cresciuta sulla collina Fleming, ma con un cognome senese: Federica Bonsignori ora si divide tra lezioni di yoga, tennis e padel e ammette che quando ha iniziato a insegnare non è stato facile: “ero troppo esigente. All’inizio ho fatto fatica, ma l’insegnamento mi dà tanto e mi piace”. Incontro Federica al Tennis Le Querce di Casorate Sempione (Va) e ci accomodiamo sul prato - spostandoci dopo qualche minuto perché ab

L'umiltà e la determinazione di un uomo in una notte di primavera a Parigi.

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Lo stadio Philippe-Chartrier all'imbrunire (foto dal profilo IG di Federer) I miei pochi affezionati lettori sanno che non mi cimento quasi mai nel commentare le vicende del tennis di oggi e che preferisco le atmosfere nostalgiche del passato. Ancora una volta l'eccezione è ispirata, come nel 2019 ( leggi qui ), da Roger Federer e da un terzo turno al Roland Garros sulla carta piuttosto facile, contro un carneade che risponde al nome di Koepfer, mancino maleducato (andare nella metà campo avversaria per sputare su un segno di una pallina uscita di poco non è elegante) n. 56 Atp al momento della sfida. A guardare le statistiche però si capisce che la partita è stata complicata, costellata da una valanga di errori non forzati dello svizzero, ma anche da tante discese a rete e tanti vincenti. A guardarla davvero questa partita, per tre ore e mezza tra gli sguardi perplessi di chi ti sta accanto, si capisce che è stato scritto un altro canto di quel poema epico che è ormai diventat

Campi da tennis a New York

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Ci sono oltre 500 campi pubblici a New York. David Shaftel - uno dei fondatori della rivista Racquet - ha descritto e raccontato i suoi preferiti in un interessante articolo sul New York Times che potete leggere qui . Questo che vedete nella foto è il campo di Washington Market Park nella zona di TriBeCa a Manhattan.

Richard "Dick" Norris Williams

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Richard "Dick" Norris Williams II fu uno dei superstiti del Titanic in quella tragica notte fra il 14 e 15 aprile 1912. In seguito vinse due titoli dello UsOpen in singolo e altri 4 titoli slam in doppio a Wimbledon e, ancora, agli UsOpen. Introdotto nella hall of fame di Newport nel 1957, qui è raffigurato in un'illustrazione dell'epoca tratta da 500 anni di Tennis di Gianni Clerici.

La determinazione è il fondamento del successo personale.

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Conversazione con Alice Volpe, tennista diciottenne di Urgnano (BG). Alice Volpe in azione alla Rome Tennis Academy nel 2020  (Foto barcode04) Ho incrociato Alice su Instagram (@volpealicee), dove pubblica aforismi e distillati della sua filosofia di tennis e di vita. Frequenta l’ultimo anno del liceo scientifico e vuole diventare una tennista professionista. Si allena ad Arcene e per il 2021 vuole giocare il più possibile tornei ITF e entrare in classifica WTA. Da sempre sportiva e ossessionata dalla vittoria, la diciottenne di Urgnano (BG) ci racconta così l’origine della sua passione per il tennis. Ho iniziato a giocare a tennis per puro caso all’età di 6 anni. Sono sempre stata appassionata di qualsiasi cosa che includesse correre, muoversi, giocare con una palla... Insomma ero una piccola peste che - non sapendo stare ferma - amava e ama tuttora praticare qualsiasi sport. Questo anche grazie a mio padre, anch’egli uno sportivo, che mi ha trasmesso questa passione. Ma il tennis ave

[off topic] Un altro me - Poesie nel cassetto dell'adolescenza | 1995 -2000

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Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla. (A. Baricco) Premessa alla seconda edizione   Sono passati quasi dieci anni dalla prima edizione, nell’ottobre 2011, di questa raccolta e venti dall’ultima poesia che scrissi da adolescente, quel 22 marzo del 2000 quando “La melodia di una fisarmonica triste mi ha accompagnato alla stazione”.  In questo ventennio ho raddoppiato la mia età, mi sono laureato, ho cominciato a lavorare, ho viaggiato, sono diventato adulto e ho trovato una compagna di vita e una nuova passione: il tennis, a cui ho dedicato un blog con l’idea di raccontare storie, luoghi e persone legate a questo incredibile e diabolico gioco. Ho capito nel tempo che di “altri me” ce ne sono tanti, ma è sempre confortante ritrovare il me dell’adolescenza in queste poesie che per la prima edizione avevo recuperato da un cassetto e trascritto fedelmente.  Un ringraziamento speciale va sempre ad Alessia, che continua a vedere sem

La curiosa storia di Neal Tourdo: in giro per il mondo con una racchetta, nei primi anni Ottanta.

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"We spend a lot of time idealizing tennis as it used to be, and pining for another tennis boom, like the one in the '70s and '80s, when it could often feel like the sport was populated by pirates, lovable rogues and just plain reprobates. One thing they all had in common was Vitas Gerulaitis, who appears to have been everybody's best friend". (Racquet, issue 11)  An english version of this article is available  here Dietro una foto c’è sempre una storia da raccontare. Nell’epoca in cui ancora si sviluppavano e stampavano, spesso sul retro o sul fronte venivano annotati i dettagli utili a ricordarne luogo, data e protagonisti. Oggi, con il digitale, questa usanza si è mantenuta ed evoluta con l’utilizzo delle didascalie, dei tag, dei geotag e delle mentions (@) grazie ai quali si possono aggiungere meta-informazioni per catalogare le nostre foto.  Quest’estate mi sono imbattuto su Instagram in una foto di Vitas Gerulaitis con una dedica sul fronte: “Neal, work har

L'impossibile ripetersi del tempo che ci regala la nostalgia dei luoghi.

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Il campo da tennis in terra battuta del Condominio Parco Murlongo a Costermano (Vr) "Da me sarai pianto e tu, accanto a chi soffre, piangerai gli altri." (Ovidio, Metamorfosi, X) Ciparisso, nel mito greco, distrutto dal dolore per aver ucciso accidentalmente un cervo a lui caro, implora Apollo di farlo piangere in eterno. E il dio, sconsolato e addolorato per questa richiesta, lo trasforma nella pianta maestosa che tutti noi conosciamo.  Il profumo della resina dei cipressi assume sfumature diverse, non solo al cambiare delle stagioni, ma anche nel corso della stessa giornata. Nelle mattine di agosto inoltrato, dopo i temporali notturni, si mischia e si nasconde all'odore della terra. Poi però, nelle ore più calde, torna secco e penetrante con tutte le sue tonalità balsamiche. I cipressi sono mutevoli anche nel colore, simili a severe picche nere di notte e rassicuranti giganti verde-argento di giorno.  Ho imparato a conoscerli durante i periodi di vacanza trascorsi al Pa

La solitudine e il fascino dei campi abbandonati.

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Between their lines, my vulnerabilities felt safe  (M. Sharapova)   campo s. m. [lat. campus «campagna, pianura» poi «campo di esercitazioni, campo di battaglia»]. – Termine che ha assunto (per evoluzione dai sign. principali che già aveva nella lingua d’origine) notevole varietà di accezioni e di usi, rimanendo però sempre legato alla sua accezione fondamentale, e cioè: spazio libero, contenuto entro limiti concretamente o idealmente determinati e con caratteristiche proprie. (...) 3. a. Spazio scoperto e in genere piano, circoscritto per un uso determinato, variabile per forma e dimensioni: c. sportivo (o semplicem. campo ), terreno opportunamente predisposto secondo le norme dei regolamenti, in cui si svolgono le gare e gli incontri dei vari sport (...). www.treccani.it  Ventitré e settantasette per dieci e novantasette. Si svolge tutto in una geometria di rettangoli inscritti in altri rettangoli, teatri di migliaia di partite, custodi dei gesti bianchi, memoria muta di traiettorie

Aurora, la tennista “splendente” del Tennis le Querce.

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"C’è una persona che mi dice sempre che il tennis è uno sport da adulti praticato da ragazzi giovani". (A. Urso) L’anno scorso, nel campo di fianco a quello in cui giocavo, si allenava a ritmo di musica. La tennista 19enne di Lonate Pozzolo (Va) rilascia la sua prima intervista a Tennisollywood e ha le idee chiare: “Mi chiamo Aurora Urso, ho 19 anni e gioco a tennis". Da sempre appassionata di sport, dal basket al calcio, ha iniziato a giocare a tennis all’età di 9 anni, ispirata da una partita di Nadal vista in TV. A livello under 16 ha girato l’Europa partecipando a tornei ETA (European Tennis Association), cercando di conciliare il tempo dedicato allo sport con quello per lo studio e trovandosi in più di un’occasione vicina alla decisione di abbandonare l’attività agonistica. Tra le esperienze più belle ne ricorda una in un torneo in Olanda, nel 2018, in compagnia di un’altra giovane tennista. L’anno scorso, terminati gli studi, ha deciso di dedicarsi completamente a