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5 punti fondamentali della filosofia del tennis quotidiano.

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Illustration © Jeannie Phan Ci sono 5 aspetti che costituiscono quella che mi piace chiamare filosofia del tennis quotidiano, il mio personale approccio alla vita in campo e fuori, frutto di letture, di conversazioni con lo staff e gli amici del  Tennislequerce  e di tante partite e sessioni di allenamento. Tutto ciò che scrivo ha valore e funziona per me, non intende certo essere una ricetta universale. Sarò però felice se, tra i miei pochi lettori, qualcuno si riconoscerà in alcuni di questi punti e magari vorrà aggiungere un commento o un suggerimento. 1 - Consapevolezza Per anni ho giocato con l'ossessione di chiudere i punti, facendo cose a volte senza logica e soprattutto fuori dal mio bagaglio tecnico. Un dispendio di energie inutile, provocato da uno stato di tensione muscolare e mentale incompatibili con la fluidità del gioco e del pensiero. Quest'anno ho capito che senza consapevolezza non è possibile chiudere nessun punto. Ed è proprio questa,   decli

Sull'armonia e il valore del momento.

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Una riflessione nata da una conversazione con @Filippolequerce del T ennis Club Le Querce  e da questa scena del  film "La profezia dell'armadillo" di Emanuele Scaringi, con la partecipazione straordinaria di Adriano Panatta.   Sono cresciuto col senso del "dovere", che sicuramente mi ha aiutato a fortificare il rispetto per le regole e il senso della disciplina e ad avere un approccio metodologico e rigido alle cose. Probabilmente mi ha rovinato in tanti altri aspetti, impedendomi a volte di trovare l'armonia e il giusto divertimento nelle cose.  Nessun rimpianto, questa è solo una constatazione.  Il tennista non deve attribuire giudizi eccessivamente positivi o eccessivamente negativi a ciò che accade. Se la pallina va in rete, è sufficiente constatare che la pallina è andata in rete. Ci si può arrabbiare, ma non serve a niente, si può continuare a pensare alle cause che hanno mandato la pallina in rete, ma questo non cambia le cose. E'

Sulla consapevolezza nel tennis e sulla voglia di vincere.

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© Jesse Kuhn / Rawtoastdesign La consapevolezza nel tennis è fondamentale. Consapevolezza, durante la partita, di quello che fai, di quello che sta facendo il tuo avversario e di cosa sta succedendo in campo. Dopo aver letto Winning Ugly di Brad Gilbert (ex top ten e allenatore di Agassi e Murray) mi sono convinto ancora di più che risiede proprio nella consapevolezza la chiave della vittoria. Il mio percorso per comprendere tutto questo è cominciato un anno fa (nel 2017), quando il mio tennis ha incrociato un nuovo circolo ( Tennis Le Querce ) dove ho trovato persone sensibili con uno spirito e un approccio per me nuovi, che hanno riacceso il vero motore che c'è in me, quello del gusto della competizione e del gusto di giocare per vincere. Perché, ammettiamolo, quest'ipocrisia che "è bello partecipare" serve solo a spuntare le ambizioni di chi si approccia al gioco. Badate però che voler vincere non significa non saper accettare la sconfitta, bensì saper

Il tennis e una suggestiva sequenza di numeri.

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Ci siamo. La breve stagione di tennis sull'erba è iniziata. Per i più tradizionalisti questo è il momento dell'anno in cui si gioca il vero tennis. Perché è su questa superficie che si cominciò a giocare a fine Ottocento quando il maggiore Wingfield codificò le regole del gioco da lui inizialmente chiamato Spharistiké ("il gioco della palla", dal greco). A dire il vero oggi la maggior parte dei campi del circuito professionistico e anche quelli dei club amatoriali (eccezion fatta per i campi inglesi) non sono in erba, difficile da manutenere. Ed è anche vero che, per quanto se ne dica, il tennis non ha nulla a che fare con la superficie su cui si gioca. Mi fanno sempre sorridere le discussioni sulle superfici. Sopratutto a livello di club. Chi gioca sa che bisogna adattarsi ad ogni situazione e che non ha senso imputare alla superficie o ad altri elementi esterni l'efficacia del proprio gioco. Ognuno è responsabile del proprio gioco, indipendentemente d

[off topic] Belle of Lincoln - Straight Whiskey from Lynchburg Tennesse.

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È il 9 maggio 1989 quando l'impiegato delle poste di Lynchburg, Tennessee, imprime il timbro postale sui quattro francobolli di una busta destinata a Ernesto Milani a Gallarate, Varese. Qualche giorno dopo la busta arriva a destinazione. In Italia è primavera inoltrata, è l'anno dell'Inter dei record, quella di Aldo Serena capocannoniere grazie ai cross dell'ultimo vero terzino sinistro nerazzurro, Andreas Brehme. All'epoca il figlio di Ernesto non aveva ancora compiuto 9 anni, ma già era incuriosito da quel padre collezionista di tracce di passato, storico dell'emigrazione e ricercatore per passione. Già da qualche mese aveva coinvolto il figlio a collezionare etichette di bottiglie. Ogni collezione, a suo modo, è curiosa. Ma fin da piccolo il figlio aveva capito che collezionare significa andare in cerca delle storie di persone, aziende o nazioni legate agli oggetti raccolti. Del resto gli oggetti non sono altro che una componente di una narrazione in

La legge del tennis è uguale per tutti.

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Che tu possa incontrare il trionfo e il disastro e fronteggiare quei due impostori nello stesso modo." R. Kipling -  Centre Court, Wimbledon Il tabellone vicino al Centre Court E' un lunedì mattina di primavera. Treno delle 7.18. Inizia un'altra settimana lavorativa. Solite cose, controlli la posta, guardi i titoli delle notizie. Sembra un lunedì come tanti. sms: "Dave, che ne dici di venire con me a Wimbledon il 25 giugno?". Penso ad uno scherzo di un caro amico che conosce la mia passione per il tennis e per quel torneo. E invece è vero. Ha vinto 2 biglietti al ballot  per mercoledì 25 giugno. Mi sta invitando a Wimbledon. In passato sono stato al Masters 1000 di Cincinnati, a vedere il divino Federer. Ma qui si sta parlando dei Championships, della quintessenza del tennis. Del torneo che ha consacrato Borg, McEnroe, Sampras nell'era moderna di questo sport e decine di altri campioni del passato tra cui il leggendario William Renshaw. Stento a c

[off topic] Guida, poco pratica, al cimitero di Père Lachaise.

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Iris, la divina messaggera di Era e Zeus, veniva rappresentata nell'antica Grecia come una fanciulla veloce come il vento e dalle ali screziate. Portava ordini e messaggi dall'Olimpo sulla terra e si dice che tracciasse una scia di sette colori nel cielo: l'arcobaleno.  ... Κατά τον δαίμονα εαυτού... La metro a Père Lachaise a Parigi A maggio gli iris fioriscono tra le tombe, colorando di celeste un'atmosfera fatta di alberi che sovrastano i viali lastricati. Le lapidi e le cappelle funebri, ricoperte di muschi, arrugginite e storte dal tempo sono tanto vicine da comporre un unico organismo crepuscolare e romantico che ti accoglie sussurrando e ti guida nel ventre dei sogni nel cimitero di Père Lachiase a Parigi. Iris tra le lapidi a Père Lachaise Entri guardando la cartina per individuare le tombe di Chopin, Balzac, Lafontaine, Géricault... Entri pensando di visitare un cimitero monumentale. Ma poi ti accorgi che Père Lachaise non è altro che un

[off topic] Il record palindromico e la vertigine dissacrante della rimozione del limite.

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616 . Lo leggi da sinistra a destra e viceversa. Un numero palindromo, che ora indica la misura del nuovo record del mondo di salto in alto raggiunto dal francese Reanud Lavillenie. Il record di Renaud Lavillenie a Donetsk, 15/02/14 Premetto che non so nulla di questo giovane atleta transalpino né mi interesso di atletica e nemmeno vado a cercarmi notizie sui libri dei record. Come al solito però queste occasioni mi portano a riflettere sul senso del primato legato al gesto sportivo e non solo. E penso come sempre al lavoro enorme di preparazione fisica e mentale che l'uomo investe per raggiungere un limite. Sia esso sportivo, scientifico o di qualsiasi altro ambito umano. E cos'è questo limite se non il desiderio di uscire dalla media, di dimostrare che esso è sempre raggiungibile e superabile attraverso il lavoro, la dedizione e la determinazione. Il limite è solo un traguardo intermedio per quello che viene dopo. Un modo per esplorare altro durante il ra

[off topic] Zis rod finiss hiar.

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"Zis rod finiss hiar". La pelle del volto spessa, i capelli arruffati, contrastano con il sorriso solare di quest'uomo in canottiera che si è alzato da tavola per dare indicazioni a questi due forestieri persi sulle pendici del monte Itamos, nel parco di Dragoudelis. Si affaccia al finestrino appoggiandosi alla portiera con le braccia forti e le mani grosse, spiegandoci in un inglese simpaticamente approssimativo come tornare sulla strada giusta. Siamo al centro della penisola di Sithonia, in Grecia, qui ci sono solo strade sterrate che segnano come le dita di una mano un paesaggio apparecchiato dagli dèi per stupire gli esploratori: un tappeto d'erba secca, talmente secca da sembrare quasi mai stata verde. Ulivi argentei e arbusti spinosi di ruggine a fare da corde vocali al vento, insieme a pietrisco e rocce che si contendono lo spazio con le radici in cerca d'acqua. Il cielo è azzurro intenso, e il silenzio è ancora più azzurro; mentre il sole ti preme

[off topic] Una vita in piedi.

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"Pronto, ciao zio, come stai?" - "Sto in piedi". Lo zio Nani stava sempre in piedi. Si sedeva solo per mangiare o per intarsiare il legno, creando splendidi cofanetti portagioie, e per lavorare ai modellini delle navi. Come quello dell'Amerigo Vespucci o della Santa Maria. Oggetti di impressionante precisione artistica che regalava a tutti. Genovese, ma contrariamente a quello che si dice dei genovesi, un uomo di una generosità straordinaria, così come sua moglie, la mitica zia Antonietta. "Due cani si litigano un osso. Uno è milanese, l'altro è di Genova. Il milanese alla fine si prende l'osso e tenendolo stretto fra i denti guarda l'altro soddisfatto. E quello, tranquillo, gli fa - Di dove sei ? - . - Mi sun de Milàn - risponde, facendo cadere l'osso per pronunciare la "a" aperta. Tosto il genovese si prende l'osso e ora è lui a guardare l'altro con aria di sfida. - E tu di dove sei? - . - Mi son de Zena - risponde a d

[off topic] In canoa in Canada, dentro l'adolescenza.

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Remare per dieci ore al giorno; trasportare sulle spalle canoe e bagagli da un lago all'altro in mezzo a foreste di conifere; raccogliersi accanto al fuoco alla sera e raccontarsi storie dai rispettivi Paesi di origine; abbracciare con lo sguardo e la mente la via lattea, ascoltando i richiami misteriosi delle strolaghe . Respirare la natura e ascoltare se stessi. Spingere una canoa nell'acqua per raggiungere una meta segnata su una mappa. Una mappa di carta.  Questo è quello che è accaduto in quindici giorni di canoa nel suggestivo comprensorio del lago Temagami (Ontario) in compagnia di altri undici giovani viaggiatori da tutto il mondo, nell'agosto del 1997. Qualche anno prima, nel 1993, incoraggiato dai miei genitori decido di trascorr ere delle vacanze “diverse” e mi avventuro in un “summer camp” nell'Ontario settentrionale. Camp Wabikon (White Flower nella lingua dei nativi) è una colonia estiva per ragazzi sulle sponde del lago Temagami (Deep Blue

Quei 5 secondi di impareggiabile felicità a Wimbledon.

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Ogni anno a Wimbledon si accende una magia che dura due settimane, tra fine giugno e inizio luglio.  Di tutti i tornei del circuito questo è innegabilmente quello con più fascino e tradizione. Sarà per quell'erba verde del centrale, che dopo due settimane lascia spazio a terra e polvere lungo le linee di fondo campo. Sarà perché qui si sono giocate partite memorabili e infinite tra campioni straordinari.  Sarà perché è il sogno di ogni bambino che inizia a giocare a tennis. Sarà perché il pubblico, più che in altri tornei, sembra dentro il campo, a trattenere il fiato ad ogni colpo. Sarà perché il corridoio che dagli spogliatoi porta al centrale è pieno di storia del tennis.  Ma quello che ogni volta mi stupisce, più di ogni altro torneo, sono quei 5 secondi dopo l'ultimo punto del torneo.  Dopo sette partite e migliaia di colpi, chi arriva a vincere quel  punto prova una felicità incontrollata e incredula. Ieri ha vinto Andy Murray, dichiarando nell'in

[off topic] Da Levanto alla Lunigiana: terra e mare tra panigacci, alici e sapore mediterraneo.

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Ci sono luoghi dove terra e mare lottano sul confine. Dove la gente ha lo sguardo fiero e il carattere forte. Dove i colori ti abbagliano e i paesaggi sono tanto prepotenti da prendersi gioco dei tuoi occhi, al punto di non sapere più come guardarli per vederli tutti. E così, per una settimana, la mia compagna ed io ci siamo immersi in un mondo fatto di sapori e colori forti, di profumi assordanti e di suoni affascinanti. Con base in un agriturismo in Val di Vara (Loc. Stadomelli), abbiamo scoperto la costa che da Levanto attraverso le Cinque Terre si snoda fino a Porto Venere, Lerici e oltre fino alla Val di Magra, sfiorando infine la Lunigiana. Una costa fatta di salite e curve in mezzo alla macchia mediterranea. Una costa che si schianta sul mare all'improvviso, regalando viste e scorci indimenticabili o che si annida nelle valli dell'entroterra in un garbuglio tortuoso di terreni incontaminati. E tra mare cobalto, impervie valli e foreste, abbiamo trovato una cuci