L'impossibile ripetersi del tempo che ci regala la nostalgia dei luoghi


Il campo da tennis in terra battuta del Condominio Parco Murlongo a Costermano (Vr)

"Da me sarai pianto e tu, accanto a chi soffre, piangerai gli altri." (Ovidio, Metamorfosi, X)

Ciparisso, nel mito greco, distrutto dal dolore per aver ucciso accidentalmente un cervo a lui caro, implora Apollo di farlo piangere in eterno. E il dio, sconsolato e addolorato per questa richiesta, lo trasforma nella pianta maestosa che tutti noi conosciamo. 

Il profumo della resina dei cipressi assume sfumature diverse, non solo al cambiare delle stagioni, ma anche nel corso della stessa giornata. Nelle mattine di agosto inoltrato, dopo i temporali notturni, si mischia e si nasconde all'odore della terra. Poi però, nelle ore più calde, torna secco e penetrante con tutte le sue tonalità balsamiche. I cipressi sono mutevoli anche nel colore, simili a severe picche nere di notte e rassicuranti giganti verde-argento di giorno. 

Ho imparato a conoscerli durante i periodi di vacanza trascorsi al Parco Murlongo, nell'omonima località facente parte del comune di Costermano (VR). Lì sorge il Condominio Parco Murlongo, opera del 1971 dell'architetto Angelo Mangiarotti: una sessantina di abitazioni pensate come case di villeggiatura, magistralmente incastonate e nascoste su una collina a est di Garda. 
Uno degli ingegneri coinvolti nella costruzione è Alberto Vintani, tra i soci fondatori dello studio BCV, all'epoca poco più che trentenne, che mi ha raccontato i suoi ricordi legati al progetto.

Una delle abitazioni del Parco Murlongo

La storia inizia verso la fine degli anni Sessanta quando il Dott. Pedrazzoli ingaggia l'architetto Mangiarotti e l'ingegner Vintani con i suoi futuri soci (lo studio BCV formalmente si costituì poco dopo, il 5 settembre 1973) per ristrutturare un roccolo di caccia e trasformarlo nella sua abitazione privata. Amante dell'architettura e evidentemente soddisfatto di come stava procedendo la ristrutturazione, Pedrazzoli chiede allo stesso gruppo di lavoro di progettare il Condominio di Murlongo, dove aveva acquisito il terreno da una società svizzera. 
È da queste circostanze che nasce l'opera, concepita come un villaggio mediterraneo e composta da unità abitative discretamente disposte nella natura, al fine di garantire ai condomini privacy e tranquillità con magnifiche vedute del lago o della campagna circostante, a seconda dei punti di osservazione. Una delle particolarità delle abitazioni è costituita dal materiale di recupero utilizzato per la costruzione: i sassi che compongono i muri sono quelli di origine alluvionale setacciati durante la preparazione dei campi da parte dei contadini delle campagne della zona. I muri delle case, con questi sassi amalgamati a vista con il legante cementizio, si armonizzano con il contesto e le loro linee verticali vengono interrotte dai tetti piatti ricoperti di ghiaia più fine. Gli infissi bianchi e le imposte terra-cielo di colore blu intenso concorrono all'uniformità estetica del progetto, dove però ogni singola abitazione rimane unica. I cipressi che collegano idealmente ogni casa sono le sentinelle del Parco e risalgono a oltre duecento anni fa, quando - ci spiega Vintani - uno dei precedenti proprietari decise di piantarli su quella collina. 


Veduta del Parco Murlongo da satellite. Sulla destra, in basso, il campo da tennis.

Fanno parte del progetto iniziale, come conferma Vintani, sia la piscina che il campo da tennis in terra. Pedrazzoli infatti, con lungimiranza imprenditoriale, aveva intuito che le due infrastrutture sarebbero state indispensabili per promuovere la vendita delle oltre 60 abitazioni. Del resto il tennis, in quegli anni, compiuta la rivoluzione dell'Era Open nel 1968, stava acquisendo notorietà grazie anche alla popolarità di grandi campioni come Connors, Borg e il nostro Panatta. Ed è proprio sul campo di Murlongo che ho imparato i primi rudimenti di tecnica grazie al mio amico Andrea, figlio dell'Ing. Vintani. All'epoca però non sapevo che per me sarebbe diventata una passione così grande. Oggi i miei ricordi, uniti a quelli dell'Ing. Vintani, ci insegnano che il tempo non si ripete, ma ci regala la nostalgia dei luoghi. 
Custodi della memoria restano fissi i cipressi, arcani testimoni del luogo.