Thomas Emmrich, il campione al di là del muro






I muri dividono, reprimono e soffocano i sogni, le idee e le passioni degli uomini. 


La storia di Thomas Emmrich (Berlino, 21 luglio 1953) l'ho scoperta a 30 anni dalla caduta del muro di Berlino, cercando campioni di tennis della Germania dell'Est. La DDR però supportava solo gli sport olimpici - di cui il tennis non faceva parte (fu escluso dai Giochi dal 1928 fino al 1988, salvo una piccola parentesi nel 1968 a Città del Messico) - per ostentare medaglie a soli scopi propagandistici e a danno della salute degli atleti, considerati di proprietà dello Stato e dopati nell'ambito di un programma denominato 14.25. Inoltre, rispetto ad altri paesi del blocco dell'Est, la DDR non consentiva ai tennisti di recarsi all'estero per partecipare ai tornei ATP.

Classifica ATP del 22 dicembre 1980
Emmrich dunque non ebbe mai la possibilità di abbandonare il Paese, un sogno condiviso agli inizi degli anni Settanta con Martina Navratilova con la quale ebbe una relazione, prima che lei disertasse chiedendo asilo agli Stati Uniti. Di lui ha detto che avrebbe potuto vincere tranquillamente Wimbledon. Del resto, a livello juniores, fu in grado di battere anche Ivan Lendl e Tomáš Šmíd nei tornei organizzati nel blocco dell'Est. Dovette pertanto accontentarsi di vincere i campionati nazionali, che vinse 47 volte dal 1970 al 1988, dimostrando di essere di un altro livello rispetto agli avversari. Riuscì tuttavia a eludere la STASI e a giocare il torneo di Sofia per due volte, quando nel 1980 e nel 1981 rientrò nel Grand Prix sponsorizzato dalla Volvo, conquistando così una manciata di punti che gli consentirono di apparire nelle statistiche del ranking ATP alla posizione 482, nella settimana del 22 dicembre 1980. Una magra consolazione per un tennista che probabilmente avrebbe potuto vivere una carriera diversa.

Il 9 novembre 1989 il numero 1 in classifica era proprio Ivan Lendl e il numero 2 Boris Becker, un tedesco nato dalla parte "giusta". Quel giorno Thomas Emmrich vide cadere la barriera che gli condizionò la vita. A lui come a tanti altri. Temo che le barriere che continuiamo a costruire oggi, porteranno ad altre storie simili.

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