Zis rod finiss hiar


"Zis rod finiss hiar". La pelle del volto spessa, i capelli arruffati, contrastano con il sorriso solare di quest'uomo in canottiera che si è alzato da tavola per dare indicazioni a questi due forestieri persi sulle pendici del monte Itamos, nel parco di Dragoudelis.
Si affaccia al finestrino appoggiandosi alla portiera con le braccia forti e le mani grosse, spiegandoci in un inglese simpaticamente approssimativo come tornare sulla strada giusta.

Siamo al centro della penisola di Sithonia, in Grecia, qui ci sono solo strade sterrate che segnano come le dita di una mano un paesaggio apparecchiato dagli dèi per stupire gli esploratori: un tappeto d'erba secca, talmente secca da sembrare quasi mai stata verde. Ulivi argentei e arbusti spinosi di ruggine a fare da corde vocali al vento, insieme a pietrisco e rocce che si contendono lo spazio con le radici in cerca d'acqua.

Il cielo è azzurro intenso, e il silenzio è ancora più azzurro; mentre il sole ti preme sul petto e sulla fronte con le sue lame di luce calda, per ricordarti che qui l'uomo è solo ospite. Può solo guardare e contemplare. Perché è così da sempre, da prima che qualsiasi strada fosse mai stata qui.